LO SPECCHIO NERO

Fotografare non è un atto ottico, è una pratica psicanalitica. Mentre le dita sfiorano i bordi del copione, cerco la fessura nell’anima, il punto esatto in cui la maschera cede.

Edward G. Robinson non è più solo l’attore, è la proiezione di un alter ego senza freni, il volto che si specchia in "The Dark Mirror" di Siodmak: un’epifania brutale che emerge da abissi primordiali per dissezionare l’identità.


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THE BLACK MIRROR

Photographing is not an optical act; it is a psychoanalytic practice. As my fingers brush the edges of the script, I search for the fissure in the soul, the exact point where the mask gives way.

Edward G. Robinson is no longer just the actor; he is the projection of an unbridled alter ego, the face peering into Siodmak’s "The Dark Mirror": a brutal epiphany emerging from primordial abysses to dissect identity.


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La luce non deve rassicurare. Deve possedere il ronzio elettrico di un neon verde acido, quella vibrazione malata che frigge nel silenzio di un hotel a ore: un’inquietudine lynchiana dove il tempo si sfalda e, dietro ogni tenda, il mostro è già sveglio. È la lama clinica del bisturi di Buñuel: taglia l’occhio per costringerlo a vedere l’invisibile.
Scavare nella crepa significa abitare quella penombra coraggiosa che Gordon Willis osò dare al Padrino: occhi che affondano nel nero per lasciare spazio al ronzio del pensiero. Un tuffo clandestino nell’inconscio per emergerne, finalmente, vero.


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Light must not reassure. It must possess the electric hum of an acid-green neon, that sickly vibration frying in the silence of a pay-by-the-hour hotel—a Lynchian unease where time unravels and, behind every curtain, the monster is already awake. It is the clinical blade of Buñuel’s scalpel: it cuts the eye to force it to see the invisible.
To dig into the crack means to inhabit that courageous half-light that Gordon Willis dared to give The Godfather: eyes sinking into the black to leave room for the hum of thought. A clandestine dive into the unconscious to emerge, finally, real.



BIO 
Enrico Antonio Cameriere (Reggio Calabria, 1961) esplora il confine tra realtà documentaria e finzione cinematografica attraverso il suo alter ego, Arturo Catalano. Sotto questo nome, l'autore raccoglie frammenti di visione che sfuggono al quotidiano per farsi "ronzio" visivo. Lo Specchio Nero è il primo capitolo di questa indagine d'archivio.
Enrico Antonio Cameriere dà vita ad Arturo Catalano, protagonista del romanzo Ucciderò Piero Pelù: un alter ego fotografico nato per esplorare le ombre della scena e i silenzi del set.
Un'indagine che attraversa quarant'anni di visione, dai frammenti analogici sul set di 'Amorosa' (1986) fino alle ultime derive digitali del 2026.

ARCHIVIO C. 

Un progetto di Enrico Antonio Cameriere (attraverso l'occhio di Arturo Catalano)
Tutti gli scatti sono parte della ricerca d'archivio 1986-2026 e include  scatto di scena dal film Amorosa di Mae Zetterling (interpretato da Erland Josephson e Stina Ekblad, già protagonista in Fanny e Alexander di Ingmar Bergman) Pubblicato su: Ciak, Panorama.

CONTATTI 
enricoantoniocameriere@virgilio.it  Istagram @enricocameriere

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